La polemica di D'Avanzo con Andrea Marcenaro
Il 25 novembre 2010, su Panorama, Andrea Marcenaro scriveva che “l’ammissione pubblica di un errore non va mai di moda. Il fangarolo ‘de sinistra’ torna, recupera, riadatta e poi rispiega. Si spezza ma non si piega”. Secondo Marcenaro, Giuseppe D’Avanzo s’è infilato nel vizio che fu di Camilla Cederna: colpevolizzare un personaggio e, se la giustizia poi lo assolve, non chiedere scusa.
10 AGO 20

Il 25 novembre 2010, su Panorama, Andrea Marcenaro scriveva che “l’ammissione pubblica di un errore non va mai di moda. Il fangarolo ‘de sinistra’ torna, recupera, riadatta e poi rispiega. Si spezza ma non si piega”. Secondo Marcenaro, Giuseppe D’Avanzo s’è infilato nel vizio che fu di Camilla Cederna: colpevolizzare un personaggio e, se la giustizia poi lo assolve, non chiedere scusa. Lo ha fatto due volte: prima nell’84, con l’allora sostituto procuratore palermitano Di Pisa sul caso delle “lettere del corvo” contro Falcone. E poi con i parenti di Mauro Rostagno. D’Avanzo ha replicato che “forse Di Pisa può essere davvero innocente”, ma “credo che sia lui a dovere delle scuse alla memoria di Falcone”. Quanto a Rostagno, il libro “aveva un titolo infelicissimo, ma non getta fango sui suoi amici. Basta leggerlo per rendersi conto che mette insieme gli argomenti di tutti i protagonisti”. Il titolo, dice Marcenaro, “concesso che serva a esemplificare le tesi avanzate nelle pagine, era felicissimo. Nessuno può negare che D’Avanzo possedesse mestiere sufficiente per sentire le campane di tutti. Così come che non disponesse di sufficiente malizia per rendere fesso il suono di alcune e argentino quelle di altre. Quello della procura di Trapani risultava abbastanza limpido da allarmare i villaggi”.